Le Aree protette del Ticino e del Lago Maggiore: territori di acque, boschi, baragge e natura

Il nuovo Ente di Gestione delle Aree Protette del Ticino e del Lago Maggiore, istituito dalla Regione Piemonte con la Legge regionale 3 agosto 2015 n.19, ha recentemente unito sotto un unico Ente gestore, operativo dal 1 gennaio 2016, i preesistenti Parchi e Riserve del Lago Maggiore, il Parco Naturale della Valle del Ticino e le aree protette del Parco delle Riserve pedemontane e delle Terre d’acqua.

Procedendo in un viaggio virtuale tra le aree protette del nuovo Ente, troviamo la Riserva Naturale del Fondo Toce, importante area umida situata nel punto dove il fiume Toce si getta nel Lago Maggiore, che copre una superficie di circa 360 ettari, include un ampio canneto, punto di sosta e nidificazione per molte specie di uccelli. Nell’ultimo tratto del canale di Fondotoce è inoltre presente una specie vegetale endemica, la Castagna d’acqua.
La riserva, nella provincia del VCO, incide su parte del territorio dei comuni di Verbania (Fondotoce), Gravellona Toce e Baveno (Feriolo).

Nell’entroterra aronese si colloca il Parco Naturale dei Lagoni di Mercurago, che copre una superficie di 473 ettari, suddivisa tra i Comuni di Arona (Mercurago), Comignago, Dormelletto, e Oleggio Castello. Oltre ad alcune zone urbanizzate, il parco comprende prati-pascoli dove si pratica l’allevamento di cavalli da corsa, boschi, brughiere e una ricca zona umida di paludi e stagni, vero cuore del parco dal punto di vista naturalistico e geografico, caratterizzata dagli specchi d’acqua che danno nome all’area protetta. Il parco presenta notevoli testimonianze archeologiche del periodo golasecchiano, romano e preistorico:
il sito palafitticolo preistorico, fonte di preziosi reperti, è stato recentemente riconosciuto Patrimonio mondiale dall’Unesco.

Il Parco Naturale della Valle del Ticino piemontese, istituito nel lontano 1978, copre oggi una superficie di 6561 ettari. Si estende su una stretta fascia lungo la riva nord-occidentale del Ticino, dall’uscita dal Lago Maggiore fino al confine regionale, e comprende parte del territorio di undici Comuni: Castelletto sopra Ticino, Varallo Pombia, Pombia, Marano, Oleggio, Bellinzago, Cameri, Galliate, Romentino, Trecate e Cerano. Insieme al Parco lombardo del Ticino costituisce il parco fluviale più grande d’Europa, riconosciuto patrimonio mondiale nel circuito MAB-Unesco ed europeo all’interno della rete Natura 2000.
Il Parco presenta una notevole varietà di ambienti, ricchi di biodiversità: il fiume scorre dapprima tra alte rive e terrazzi occupati da boschi e brughiere, per allargarsi poi in un’ampia valle caratterizzata da zone umide, lanche, boschi planiziali, prati, coltivi, cascine, mulini, canali e ghiareti.

Il Parco delle Lame del Sesia –  un’oasi naturale in netto contrasto con il paesaggio circostante. L’ambiente è tipicamente fluviale con lame, meandri, specchi d’acqua, boschi, ghiaie e sabbie. Un’oasi naturale in netto contrasto con il paesaggio circostante caratterizzato dalla predominanza della monocoltura a riso. L’aspetto morfologico del territorio è strettamente condizionato dal fiume Sesia, il quale, avendo carattere torrentizio con ampie escursioni tra i periodi di magra e di piena, conferisce all’ambiente un aspetto mutevole e vario. Nelle lame (formazioni palustri e specchi d’acqua derivati da anse abbandonate dal fiume) predominano le specie igrofile e mesofile: la Cannuccia di palude, la Lisca maggiore, il Giaggiolo acquatico, i giunchi, diverse carici e le tipiche specie fluttuanti sulla superficie dell’acqua, cioè la Lenticchia d’acqua o l’Erba gamberaia.

La Riserva Naturale delle Baragge –  con il termine “baraggia” viene indicato un ambiente boscoso con esemplari più o meno radi di querce, betulle, carpini, con sottobosco di brugo, che si estendeva un tempo sui terrazzi marginali della pianura piemontese da Biella fino al Ticino. La riserva tutela alcuni nuclei della Baraggia originaria, in passato molto estesa e oggi ridotta ad alcune ‘isole’ a causa dell’intensa opera di bonifica che ha favorito la risicoltura. Di notevole interesse naturalistico sono i popolamenti faunistici tipici del territorio baraggivo, in particolare l’entomofauna con specie rare ed endemiche; tra queste si ricordano i coleotteri carabidi endemici: Agnonium livens, A. ericeti, Bembidion humerale, il coleottero Catops westi, un catopide presente soltanto in un’altra stazione in Italia, e il lepidottero Coenonympha oedippus molto raro e localizzato.

La Riserva Naturale della Burcina –  Il Parco Burcina è un giardino storico sito nel territorio dei comuni di Biella e di Pollone, sull’omonimo “Brik Burcina”, una dolce collinetta a ridosso delle prealpi biellesi. Ha una superficie complessiva di 57 ettari e l’escursione altimetrica va da 570 a 830 m s.l.m. Le origini del parco risalgono alla metà del 1800 quando Giovanni Piacenza (1811-1883) iniziò ad acquistare vari terreni siti nelle parti inferiori dei versanti rivolti a sud e a ponente della collina per piantarli con sequoie (al lago), cedri dell’Atlante (a monte della sede), pini strobus e altro. Il figlio Felice (1843-1938) per quasi 50 anni lavorò giorno dopo giorno per acquisire nuovi terreni, per tracciare strade e sentieri, per impiantare alberi e la spettacolare valle dei rododendri che a metà giugno incanta il visitatore.

La Riserva Speciale della Bessa –  L’ambiente fisico è costituito da un altopiano ondulato caratteristico per gli ammassi ciottolosi con geomorfologia unica in Europa. L’originaria morfologia, è stata notevolmente modificata dall’uomo nel corso dei secoli. In quest’area si estraeva l’oro nei torrenti Elvo e Olobbia; un’operazione di colossali proporzioni avvenuta in epoca romana e pre-romana (ad opera dei Vittimuli), che ha determinato l’accumularsi di pietre di scarto che hanno modellato il paesaggio nella forma attuale: cumuli di ciottoli alti fino a 10 metri, alternati a strette infossature. Il pregio naturalistico dell’area risiede nella grande variabilità delle specie botaniche presenti, anche rare, e per la ricchezza della fauna entomologica. Nella tradizione locale è rimasta la pratica della ricerca artigianale dell’oro.